Scuola primaria

Ovviamente la ragione per cui vennero promulgate le Indicazioni Nazionali vale anche per le scuole primarie. L’autonomia scolastica e l’Unione Europea hanno permesso questo. Il discorso è il medesimo. Il percorso della scuola elementare è stato, a mio avviso meno tortuoso di quello della scuola dell’infanzia, la quale cercava una sua identità educativa specifica e non in rapporto alla scuola primaria. L’identità della scuola primaria è stata chiara fin dal principio, il suo ruolo palese: quello di insegnare la prima alfabetizzazione di base e “fare degli Italiani un popolo unico.. Anche la scuola primaria, però, merita un breve excursus storico.

Come abbiamo già accennato l’identità della scuola elementare era chiara edownload indiscutibile: diffondere l’alfabetizzazione di base
I primi programmi per la scuola elementare risalgono al 1860, seguiti poi da quelli del 1905. Il clima di questo periodo è caratterizzato dal positivismo, movimento di pensiero affermatosi nel 1800 in opposizione allo spiritualismo. Esso proclamava una fiducia forte nella capacità razionale dell’uomo e in un tipo di conoscenza che si caratterizzasse come una conoscenza scientifica e non metafisica. Grazie al positivismo si concepì l’educazione come un servizio aperto a tutti, un diritto – dovere dei membri della società.
L’influenza dell’evoluzionismo spenceriano si deve al contributo di Roberto Ardigò.
A questi programmi succedettero quelli del 1923 voluti da Giovanni Gentile, ministro dell’Istruzione, che riprese il pensiero di Vico e di Hegel. La sua riforma è considerata come l’atto di nascita della scuola moderna. Egli si contrappose al movimento positivista . Al centro del suo pensiero vi era la relazione dialettica tra Autorità e Libertà. Egli paragonò l’insegnate ad un artista per la sua capacità di creare la lezione che deve essere ogni volta nuova. L’idea della scuola di Giovanni Gentile però, rifletteva la sua idea di società, ovvero con una grande distinzione fra le classi sociali: il percorso dello Spirito era infatti pensato solamente per le classi più abbienti e aventi il potere, mentre a coloro che erano considerati più poveri, era destinata una scuola che insegnasse un mestiere.
Giovanni Gentile affidò la redazione dei programmi al pedagogista siciliano Giuseppe Lombardo Radice di cui abbiamo già parlato.
Negli anni Trenta ci furono vari mutamenti nel mondo della scuola che riflettevano per lo più i fatti politici drammatici a cui l’Italia andava incontro. Nel pieno regime fascista i programmi furono sottoposti a revisione in modo che la scuola riflettesse in modo più concreto l’ideale fascista e adattandola alle inumane leggi razziste. Gentile fu sostituito dal ministro Bottai e la politica fascista fece definitivamente il suo ingresso nelle aule scolastiche.
Quando il regime fascista crollò, si pensò a ritoccare nuovamente i programmi per la scuola elementare, lavarli di tutto ciò che il regime aveva inserito ispirandoli alla pedagogia di Dewey. Ci penso Ferretti, pedagogista catanese, che li redasse nelper l’anno scolastico 1943/44, furono revisionati nell’estate del 1944 dalla Commissione e quindi emanati nel 1945. Rimasero in vigore fino al 1955, anno in cui furono emanati i nuovi programmi per la scuola primaria. Punto centrale di questi programmi, era quello della formazione integrale della persona e l’unitarietà della cultura.
Nella seconda metà del secolo, la scuola stava andando incontro a profondi cambiamenti, soprattutto dovuti all’istituzione degli organi collegiali nel 1975, aprendo così le porte alla partecipazione delle famiglie alla stillazione del curricolo. Si arrivò quindi ai programmi dell’85, influenzati in modo significativo dallo strutturalismo di Bruner e affermavano la centralità della Costituzione Italiana.
I Programmi dell’85 rimasero invariati fino al 2004, anno in cui vennero redatte le prime Indicazioni Nazionali, di cui abbiamo già parlato precedentemente. Le Indicazioni del 2004 erano molto prescrittive a discapito dell’autonomia scolastica. In queste Indicazioni fu spiegato come mai si scelse il termine “Primaria” anziché “elementare”: è il primo segmento dell’istruzione obbligatorio.
A soli due anni dall’emanazione delle Indicazioni del 2004 della Moratti, il nuovo ministro dell’Istruzione, Giuseppe Fioroni, affidò a una Commissione, presieduta dal Prof. Ceruti, il compito di redigere un nuovo documento ministeriale, da pubblicare per l’anno successivo, allo scopo di superare le criticità delle precedenti Indicazioni.
L’Europa in queste Indicazioni entra ufficialmente con un riferimento esplicito alla Strategia di Lisbona. Le discipline vengono raggruppate in aree. Nel 2008 succedette a Fioroni, il ministro Mariastella Gelmini che non ritenne opportuno commissionare un nuovo documento, ma integra le Indicazioni con un testo, l’Atto di indirizzo, che individua come obiettivo prioritario il successo scolastico delle nuove generazioni e afferma che le Indicazioni del 2007 rimangono in vigore per un periodo non più lungo di 3 anni.
Al termine di questi tre anni, il ministero retto da Francesco Profumo, avviò la revisione per l’armonizzazione delle Indicazioni a partire dal testo del 2007, scegliendo così di accantonare definitivamente quelle del 2004.

Scuola primariaultima modifica: 2016-06-16T14:04:09+00:00da vodaf_2008
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