Storia scuola dell’infanzia, primi orientamenti

Entriamo adesso nel merito delle Indicazioni. Qual è la loro storia? Per comprendere la vera identità di una persona, bisogna conoscerne la storia. Quante volte abbiamo visto persone che non conoscevano il loro passato, la loro identità passata e non sapevano comprendersi qual erano nel presente! Terribile! Avere un’identità, avere un nome con una storia che si conosce alle spalle, è fondamentale per comprendere il nostro presente e le reazioni che abbiamo. L’ignoto fa sempre paura: se sappiamo da dove derivano certe nostre reazioni seppur siano terribili, ne conosciamo l’origine e quindi possiamo decidere quali binari debbano percorrere per controllarle e non lasciare che ci comandino negativamente nella vita odierna. Questo vale anche per una nazione, quindi quando si parla di un “macrocosmo”, e di tutte le componenti di essa, per cui anche della scuola intesa come Istituzione. È importante capire qual è stata l’identità passata della scuola per comprendere che cosa sia oggi.
Se intendiamo considerare le scuole dell’infanzia, dobbiamo andare nell’antica Grecia e parlare di Platone. Parecchio tempo fa!!! Platone ne aveva già ipotizzato la nascita nelle sue opere: “Repubblica” e “Leggi”.
In Platone vi era l’idea che l’anima fosse divisa in due parti: quella negativa e quella positiva. Egli aveva raccontato il mito della biga trainata da due cavalli. La scelta del colore dei cavalli è ovviamente eloquente: bianco e nero, positività e negatività. A mio avviso anche la scelta degli animali, quali i cavalli, è eloquente. Potrebbe avere due connotazioni. La prima la fierezza, la forza, l’orgoglio del cavallo; la seconda invece riguarda proprio l’uso che l’uomo faceva dei cavalli: animali da traino, da soma, lavoro poi svolto dagli asini e dai muli. Il cavallo che corre imbizzarrito, può significare l’indomabilità.
A volte rifletto sul motivo per cui l’uomo abbia scelto il nero come colore negativo, generando poi tante superstizioni o addirittura ad atteggiamenti razzisti e ignoranti.
Credo sia opportuno a pensare ad ogni reazione nostra o di quando eravamo bambini di fronte al buio, a ciò che era scuro, che non si poteva vedere. L’uomo primitivo ha scoperto il fuoco e lo ha utilizzato per difendersi dalle belve e dai loro possibili attacchi… già, perché nonostante noi vivessimo in uno stato di pericolo, il nostro corpo non ha generato certi cambiamenti che gli animali hanno per difendersi da ciò che in natura è sempre esistito: il buio. I gatti vedono al buio, così come altri predatori… Ma noi, che per tanti anni siamo stati costretti a vivere nel buio della notte, non abbiamo avuto la possibilità di mutare la nostra vista, molto limitata quando la luce del sole comincia a scarseggiare.
Scusate le varie divagazioni, ma penso che studiare un argomento, significhi riflettere sulle ragioni per cui una qual cosa esista.
Ritorniamo quindi a noi, al nostro Platone: compito dello stato è individuare le attitudini di ogni individuo e potenziarle per collocare ognuno al posto che gli spetta nella società. Alla base di questo, ovviamente, c’è la concezione che ogni persona è portatore di un bagaglio di doti innate che in vita vanno scoperte. L’altra idea importante è che ogni età ha la sua specificità e che il maestro deve compiere i suoi interventi educativi e didattici in modo ludiforme.
I primi asili sorti in Occidente avevano un carattere assistenziale, non educativo, su iniziativa privata o ad opera delle istituzioni ecclesiastiche nel corso del ‘700, durante la Rivoluzione Industriale, nelle grandi città. Certamente. La situazione non era delle più rosee. Le fabbriche avevano bisogno di manodopera, anche femminile, e non erano di certo coloro che appartenevano ai ceti più abbienti a svolgere gli orari massacranti e i lavori più duri rischiando addirittura la vita per una semplice distrazione.
Questo mi fa pensare al romanzo “Cuore” di De Amicis, quando accadde un incidente sul lavoro: un operaio cadde da un’impalcatura. L’autore fa parlare il padre di Enrico dicendo che bisogna inchinarsi davanti ad un operaio: i loro abiti non sono sporchi ma hanno i segni del loro lavoro. Ricorda inoltre i figli degli operai che non potranno studiare come Enrico ma saranno costretti per la loro condizione sociale, a lasciare gli studi e a lavorare per mantenere la loro famiglia. Una realtà così lontana dalla nostra, eppure appartiene al nostro passato, alla nostra identità nazionale.
I bimbi vengono raccolti in sale di custodia o asili. Ecco perché tanto tempo fa le scuole dell’infanzia avevano il nome di asili: la loro natura era pressoché assistenziale. Stando per le strade, i bambini erano abbandonati a se stessi e potevano costituire un grosso problema per la società. Da qui l’urgenza di radunarli, di guardarli. I santi della Chiesa hanno capito bene questo problema ed è per questo motivo che spesso radunavano questi bimbi in luoghi in cui, non solo ricevevano cure materiali, ma venivano nutriti spiritualmente. Il pericolo della strada era enorme: erano esposti al vagabondaggio e all’accattonaggio e quindi erano dei potenziali futuri fuorilegge. Lo stato aveva l’interesse a tenerli sotto controllo per farne degli operai responsabili e laboriosi, mentre la Chiesa di strapparli dall’immoralità di una vita vagabonda. Entrambi, però, comprendevano l’esigenza di farne dei buoni e onesti operai. Fu la Francia la prima ad ospitare il primo asilo assistenziale con funzione educativa nel 1770 ad opera di Federigo Oberlin, quindi in Germania e in Inghilterra: i cosiddetti “giardini d’infanzia”. Originale l’idea di Fröbel che fondò i “Kindergarten”: le educatrici erano paragonate a dei giardinieri che si sarebbero dovute prendere cura delle pianticelle che erano i bambini, limitandosi a proteggerli, a vigilare su di essi, senza imporre loro regole, modelli o ritmi. Siamo nel 1839 circa. Fröbel comprende quanto è importante crescere i bambini in modo responsabile rispetto al ruolo che dovranno ricoprire da grandi, quello di lavoratori assidui e responsabili: nei suoi giardini d’infanzia promuove perciò le attività manipolative e vuole che i bambini si applichino al gioco con serietà perché propedeutico al lavoro.
Torniamo nella nostra nazione: l’Italia. Nel Regno di Piemonte e Sardegna, viene proposta la diffusione degli asili d’infanzia: erano dei luoghi in cui venivano raccolti e protetti dalle aggressioni. Sicuramente. Ecco perché era importante toglierli dalla strada: adulti sconsiderati potevano strapparli alla vita onesta, approfittare di loro per progettare loschi traffici e rapine. Nell’Ottocento in Italia ci sono più di 100 asili concentrati soprattutto in Lombardia dove le donne erano impiegate nelle fabbriche.
Grande contributo fu quello dato da don Ferrante Aporti che istituisce il primo asilo infantile per bimbi poveri sul modello degli asili inglesi.
I principi su cui si fondavano questi asili erano:
la vita educa
organizzato su regole disciplinari rigorose
l’apprendimento avviene tramite osservazione, intuizione, esperienza
rudimentale alfabetizzazione di base
educazione cattolica
norme igieniche.
Altro contributo importantissimo fu quello delle sorelle Agazzi che aprirono un asilo infantile con l’intento di riprodurre l’ambiente familiare carico di calore affettivo. Da qui il termine di “scuola materna” in cui l’educatrice prende il ruolo di “assistente materna” con il compito di curare e educare i bambini.
Le caratteristiche di queste scuole materne sono:
primo percorso di apprendimento con materiale occasionale (oggetti portati da casa)
attività libere e individuali anche se i bambini più grandi aiutano quelli più piccoli
insegnamento dei principi della religione cattolica (la giornata inizia sempre con una preghiera)
Altra figura di spicco fu Maria Montessori. L’anno scorso hanno riproposto il film che narrava la sua storia… semplicemente meraviglioso. Maria Montessori aveva studiato all’università con grande sacrificio, in un periodo in cui le donne erano discriminate. Alcune scene mostrano gli atteggiamenti discriminatori dei professori nei suoi confronti, ma anche la tenacia della Montessori nell’arrivare alla fine dei suoi studi e quindi conseguire la sua agognata meta: la laurea.
Dapprima si occupa di bambini con dei problemi psichici: ella dimostra che si può insegnare anche a loro a leggere e a scrivere. Le sue scuole sono basate sul Metodo Naturale, prettamente scientifico. Lo sviluppo del bambino avviene in modo naturale, in un ambiente privo di ostacoli artificiali. Il bambino si autoeduca e l’educatrice ha il solo ruolo di guida dell’attività libera degli alunni. Non esiste il gioco libero ma quello strutturato.
L’educatrice deve insegnare ai bambini che ogni lavoro va portato a termine e ogni cosa va riposta prima di iniziare un’altra attività. Parliamo dell’inizio del 900, in cui il metodo scientifico assume un ruolo preminente (Positivismo) e le materie scientifiche sono molto più importanti rispetto a quelle Foto0035umanistiche. 

Arriviamo perciò all’epoca fascista durante la quale si riebbe una rivoluzione del pensiero umano soprattutto dovuto al pedagogista Lombardo Radice. Egli dà molta importanza alla scuola materna e condanna le impostazioni pedagogiste positiviste e il metodo montessoriano. Pensa che il maestro| a debba incontrarsi con gli occhi dei bambini senza assumere atteggiamenti scientifici rigidi. I bambini sono degli esseri umani e non solamente delle orecchie che ascoltano la spiegazione dei saperi. Come tali vanno trattati, con l’attenzione a un rapporto umano edificante, il maestro deve essere consapevole che ogni individuo ha la sua peculiarità.
Nel 1959 nasce la scuola materna con la promulgazione degli Orientamenti per l’attività educativa della scuola materna nei quali si afferma l’importanza della religione cattolica e l’intendimento della scuola dell’infanzia come prolungamento dell’ambiente materno. Essa si basa sul metodo agazziano, gli interventi educativi sono occasionali.

Storia scuola dell’infanzia, primi orientamentiultima modifica: 2016-06-12T11:17:19+00:00da vodaf_2008
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