La scuola nel nuovo scenario 1

Le Indicazioni Nazionali del 2012 si aprono con il capitolo: CULTURA SCUOLA PERSONA.
Questo trittico la dice lunga, a mio parere. La cultura influenza la scuola e la scuola, come “agenzia formativa”, influenza la persona. Ai tempi della Monarchia in Italia, quando si provò a far accedere tutti all’Istruzione, il Re Vittorio Emanuele comprese che, dando una cultura alla gente, avrebbe aperto loro la mente e quindi dato la possibilità di discernere ciò che era male o bene e partecipare attivamente alla politica. Tenendo ignorante il popolo, gli avrebbe fatto accettare passivamente qualsiasi cosa. La scuola gioca un ruolo importantissimo per la costituzione della società.
Il capitolo inizia con un sottotitolo: “La scuola nel nuovo scenario”.
“In un tempo molto breve, abbiamo vissuto il passaggio da una società relativamente stabile, a una società caratterizzata da molteplici cambiamenti e discontinuità.”.
Che cosa è accaduto e che cosa sta accadendo alla nostra società? Un tempo le famiglie erano patriarcali e costituite da molti membri. Lentamente le famiglie hanno subito un processo di nuclearizzazione, ovvero sono diventate più piccole, riducendosi al nucleo essenziale composto dal padre, dalla madre e dai figli. Tuttavia il fatto che le donne lavorino, ha fatto sì che i nonni partecipino concretamente alla vita familiare, occupandosi dell’educazione dei nipotini. Effettivamente questo ha comportato che la maggior parte del tempo, i bambini lo passino con terzi, non appartenenti al nucleo essenziale della famiglia: asili nido, scuole dell’infanzia, baby sitter, nonni, centri educativi. Ciò, da una parte ha portato una ricchezza di esperienza immensa al bambino, dall’altra il fatto di non avere dei modelli di vita stabili, ha portato ad una sorta di disorientamento e di mancanza di esempi costanti da seguire.
Non dobbiamo scordare che il bambino intesse le sue relazioni primarie nella famiglia. La figura primaria, quella con cui si relaziona prima ancora della nascita, è la mamma. Non possiamo cambiare questo: anche gli psicologi moderni lo affermano. Il bambino comincia a costruire la sua personalità dal momento in cui le cellule della cellula uovo cominciano a dividersi e a formare quello che sarà il corpo di un nuovo uomo o di una nuova donna. Il bambino sente da subito se è stato desiderato o no, riconosce la voce della madre, di colei che lo porta nel grembo e il rapporto che si instaura fra di loro è importantissimo: da questo dipenderà la positività con cui il bambino guarderà il mondo.
Avere un bambino non deve essere un capriccio per nessuno, né un desiderio convulso di nessuno, né uomo né donna, in quanto la responsabilità di crescere una nuova persona deve essere sentita in modo profondo e serio. Avere un figlio non deve essere un atto di egoismo e di possessività, deve essere invece il più grande desiderio di dare amore a un altro individuo. La vita va vissuta seriamente, con la consapevolezza che ogni nostro atto si riflette sul benessere o meno degli altri. Pretendere di crescere una vita a tutti i costi, tante volte è solamente egoismo: l’amore autentico si dimostra con la rinuncia.
La nostra Costituzione sancisce la libertà e l’uguaglianza di tutti gli individui. Essa è stata composta dopo un periodo in cui i diritti fondamentali dell’uomo erano stati fortemente violati, fino a togliere la dignità. È giusto considerare tutti gli uomini uguali, però non dobbiamo attuare una libertà personale che di fatto viola quella degli altri. Contraddizioni… effettivamente… mentre difendiamo a spada tratta i nostri diritti, di fatto calpestiamo quelli degli altri. Il confine tra la nostra libertà e quella degli altri è molto sottile e talvolta ai nostri occhi si cela, si camuffa così professionalmente, così bene che superarlo appare una cosa buona. Contraddizioni davvero enormi… è dir poco. Siamo giunti a delle prevaricazioni estreme. Mentre predichiamo i diritti, per un nonnulla ci scagliamo contro gli altri o cerchiamo di ottenere con la violenza ciò che l’altro non può darci. Si commettono omicidi, abusi di tutti i tipi…
Il rispettare la libertà altrui passa attraverso un filo così sottile che dipende molto dalla sensibilità personale. Ad esempio dobbiamo stare molto attenti a ciò che facciamo, interrogandoci se quel che abbiamo pensato di compiere non urti la sensibilità altrui. Soprattutto chi è occupato nel campo dell’educazione deve domandarsi sempre questo. Non può soprassedere, perché la sua decisione influirà sulla formazione di quella piccola mente.
Discontinuità: nel testo si parla di discontinuità. Effettivamente tanti malesseri dell’umanità appartenenti a un tempo passato, si sono impossessati delle menti presenti. E sono emersi nella politica, in movimenti che non fanno altro che denunciare l’insofferenza di un popolo.
Oggi l’apprendimento scolastico è solo una delle tante esperienze di formazione che i bambini1 e gli adolescenti vivono e per acquisire competenze specifiche spesso non vi è bisogno dei contesti scolastici. Ma proprio per questo la scuola non può abdicare al compito di promuovere la capacità degli studenti di dare senso alla varietà delle loro esperienze, al fine di ridurre la frammentazione e il carattere episodico che rischiano di caratterizzare la vita dei bambini e degli adolescenti.

I bambini e gli adolescenti non hanno smesso di domandarsi il perché di alcune cose e spesso, ciò che noi diamo per scontato, non è così per loro. Bisogna accertarsi del loro bagaglio di conoscenze e competenze, quelle che loro già posseggono e indirizzarli ad una visione critica e non passiva.libri-di-testo

Scuola primaria

Ovviamente la ragione per cui vennero promulgate le Indicazioni Nazionali vale anche per le scuole primarie. L’autonomia scolastica e l’Unione Europea hanno permesso questo. Il discorso è il medesimo. Il percorso della scuola elementare è stato, a mio avviso meno tortuoso di quello della scuola dell’infanzia, la quale cercava una sua identità educativa specifica e non in rapporto alla scuola primaria. L’identità della scuola primaria è stata chiara fin dal principio, il suo ruolo palese: quello di insegnare la prima alfabetizzazione di base e “fare degli Italiani un popolo unico.. Anche la scuola primaria, però, merita un breve excursus storico.

Come abbiamo già accennato l’identità della scuola elementare era chiara edownload indiscutibile: diffondere l’alfabetizzazione di base
I primi programmi per la scuola elementare risalgono al 1860, seguiti poi da quelli del 1905. Il clima di questo periodo è caratterizzato dal positivismo, movimento di pensiero affermatosi nel 1800 in opposizione allo spiritualismo. Esso proclamava una fiducia forte nella capacità razionale dell’uomo e in un tipo di conoscenza che si caratterizzasse come una conoscenza scientifica e non metafisica. Grazie al positivismo si concepì l’educazione come un servizio aperto a tutti, un diritto – dovere dei membri della società.
L’influenza dell’evoluzionismo spenceriano si deve al contributo di Roberto Ardigò.
A questi programmi succedettero quelli del 1923 voluti da Giovanni Gentile, ministro dell’Istruzione, che riprese il pensiero di Vico e di Hegel. La sua riforma è considerata come l’atto di nascita della scuola moderna. Egli si contrappose al movimento positivista . Al centro del suo pensiero vi era la relazione dialettica tra Autorità e Libertà. Egli paragonò l’insegnate ad un artista per la sua capacità di creare la lezione che deve essere ogni volta nuova. L’idea della scuola di Giovanni Gentile però, rifletteva la sua idea di società, ovvero con una grande distinzione fra le classi sociali: il percorso dello Spirito era infatti pensato solamente per le classi più abbienti e aventi il potere, mentre a coloro che erano considerati più poveri, era destinata una scuola che insegnasse un mestiere.
Giovanni Gentile affidò la redazione dei programmi al pedagogista siciliano Giuseppe Lombardo Radice di cui abbiamo già parlato.
Negli anni Trenta ci furono vari mutamenti nel mondo della scuola che riflettevano per lo più i fatti politici drammatici a cui l’Italia andava incontro. Nel pieno regime fascista i programmi furono sottoposti a revisione in modo che la scuola riflettesse in modo più concreto l’ideale fascista e adattandola alle inumane leggi razziste. Gentile fu sostituito dal ministro Bottai e la politica fascista fece definitivamente il suo ingresso nelle aule scolastiche.
Quando il regime fascista crollò, si pensò a ritoccare nuovamente i programmi per la scuola elementare, lavarli di tutto ciò che il regime aveva inserito ispirandoli alla pedagogia di Dewey. Ci penso Ferretti, pedagogista catanese, che li redasse nelper l’anno scolastico 1943/44, furono revisionati nell’estate del 1944 dalla Commissione e quindi emanati nel 1945. Rimasero in vigore fino al 1955, anno in cui furono emanati i nuovi programmi per la scuola primaria. Punto centrale di questi programmi, era quello della formazione integrale della persona e l’unitarietà della cultura.
Nella seconda metà del secolo, la scuola stava andando incontro a profondi cambiamenti, soprattutto dovuti all’istituzione degli organi collegiali nel 1975, aprendo così le porte alla partecipazione delle famiglie alla stillazione del curricolo. Si arrivò quindi ai programmi dell’85, influenzati in modo significativo dallo strutturalismo di Bruner e affermavano la centralità della Costituzione Italiana.
I Programmi dell’85 rimasero invariati fino al 2004, anno in cui vennero redatte le prime Indicazioni Nazionali, di cui abbiamo già parlato precedentemente. Le Indicazioni del 2004 erano molto prescrittive a discapito dell’autonomia scolastica. In queste Indicazioni fu spiegato come mai si scelse il termine “Primaria” anziché “elementare”: è il primo segmento dell’istruzione obbligatorio.
A soli due anni dall’emanazione delle Indicazioni del 2004 della Moratti, il nuovo ministro dell’Istruzione, Giuseppe Fioroni, affidò a una Commissione, presieduta dal Prof. Ceruti, il compito di redigere un nuovo documento ministeriale, da pubblicare per l’anno successivo, allo scopo di superare le criticità delle precedenti Indicazioni.
L’Europa in queste Indicazioni entra ufficialmente con un riferimento esplicito alla Strategia di Lisbona. Le discipline vengono raggruppate in aree. Nel 2008 succedette a Fioroni, il ministro Mariastella Gelmini che non ritenne opportuno commissionare un nuovo documento, ma integra le Indicazioni con un testo, l’Atto di indirizzo, che individua come obiettivo prioritario il successo scolastico delle nuove generazioni e afferma che le Indicazioni del 2007 rimangono in vigore per un periodo non più lungo di 3 anni.
Al termine di questi tre anni, il ministero retto da Francesco Profumo, avviò la revisione per l’armonizzazione delle Indicazioni a partire dal testo del 2007, scegliendo così di accantonare definitivamente quelle del 2004.

Anni Sessanta

Siamo arrivati agli anni Sessanta: il 68 è l’anno della rivoluzione degli ideali, del cosiddetto boom economico il quale esige che le donne facciano nuovamente parte della forza lavoro, per cui anche la scuola materna si rinnova e, con gli orientamenti del 69, assume un ruolo tutto suo senza dover essere strettamente connessa alla scuola primaria. L’Educazione Religiosa resta una componente essenziale dello sviluppo infantile, sebbene non occupi più un ruolo preminente all’interno degli Orientamenti.
Il boom economico, le profonde trasformazioni sociali dovute prettamente ai movimenti del 68, le innovazioni tecnologiche, fanno sì che lo scenario sociale cambi molto velocemente. L’avvento dei mass media ha mutato in modo intrinseco la società, i rapporti umani e l’apprendimento. Quando negli anni Cinquanta si affacciò la televisione, essa aveva un ruolo particolare. L’Italia stretta dalla morsa del fascismo, aveva imparato bene il valore della libertà e l’amore per la Patria… non solo, aveva sperimentato su di sé gli effetti devastanti di una guerra assurda. Anche l’Europa era nella stessa condizione: ferita al cuore, straziata fin nel suo intimo, tentava la sua ripresa morale, economica. Chiaramente l’Italia in questo contesto di povertà assoluta, aveva rivolto il suo sguardo a Colui che avrebbe potuto salvarla… e la salvò. Ecco la ragione per cui l’Italia diventò un Paese profondamente cristiano. Non è stato tanto il Fascismo a instaurare la religione cattolica, tanto che il Regime aveva leso i diritti più semplici degli uomini, ma la tragedia della guerra, gli orrori che gli occhi di tanti italiani videro, che fecero inginocchiare il Popolo davanti al crocifisso, riempiendo le chiese. I film dell’epoca volevano gridare la sofferenza di questo popolo e tratteggiavano chiaramente ciò che l’Italia visse in quei tempi di tirannia. Quando si passano e si sperimentano delle cose atroci, si desidera far conoscere al mondo ciò che si è vissuto sulla propria pelle, forse per scongiurare il pericolo di dover ricadere nello stesso errore. Ricordiamo fra i film straordinari, capolavori di letteratura: “Roma, città aperta” e “Ladri di biciclette”.
L’Italia grazie all’aiuto degli Americani ma anche alla sua operosità, seppe rialzarsi e durante il boom economico, come d’un tratto, forse influenzata dalla mentalità americana, abbracciò di fatto le sue idee rivoluzionarie. Alcune buone perché proclamarono i diritti fondamentali dell’uomo, delle donne e dei bambini, passo importantissimo per l’umanità e la civiltà moderna. Tuttavia, a mio modesto parere, alcune idee hanno travisato il concetto di libertà esponendo l’uomo moderno a grandi errori etici e abusi di potere. Non si può negare che gli anni Sessanta segnarono profondamente la società. Quando la televisione apparve, l’Italia si stava rialzando dalla miseria e la piaga dell’analfabetismo era estesa. Vi era l’urgenza di istruire il Popolo. Non si poteva più lasciarlo nell’ignoranza. La Repubblica aveva sancito l’uguaglianza di tutti gli uomini e il loro diritto all’istruzione, inoltre se il Popolo doveva partecipare democraticamente alle elezioni come la Repubblica esigeva, si dovevano formare cittadini responsabili, istruiti, capaci di discernimento. La televisione ebbe quindi un ruolo fondamentale per l’istruzione elementare di tanti italiani ancora analfabeti. Il grande film mandato in onda in tempi relativamente recenti, “Raccontami”, tratteggia molto bene il profilo della società di quei tempi. Gli Italiani, pur essendo un unico Popolo, faticava ancora a capirsi, avviluppato com’era nei detti e dialetti regionali che di fatto aumentava il divario e la separazione tra nord e sud, cioè tra Italiani stessi.
Si andò passo passo: radio, televisione, computer., telefoni cellulari Il benessere aveva di fatto permesso e concretizzato il diritto all’istruzione di tutti, anche se in certe parti d’Italia ancora avviluppate dalla morsa della povertà, con molta più fatica. Per farla un po’ più breve, quando la scuola materna si rese indipendente totalmente dalla scuola elementare, fu proprio nel 1991 anno in cui si stilarono i nuovi orientamenti. Questi nacquero dalla concezione che ogni età aveva la sua specificità e che se la mente dei piccoli alunni veniva educata, stimolata da un ambiente ricco di opportunità, avrebbero potuto affrontare la scuola elementare con più serenità e meno fatica.
Negli anni Novanta la società era e stava cambiando ancora molto rapidamente soprattutto grazie alla tecnologia che ormai stava occupando un luogo preminente nella società. Come accadde con le automobili, anche il possesso dei computer si espanse a macchia d’olio fino ad arrivare ai nostri giorni, ad essere uno strumento indispensabile. Stessa cosa riguardo ai telefonini. Chiaramente tali mass media hanno cambiato radicalmente il modo di comunicare fra le persone: la comunicazione è diventata rapidissima, le distanze si sono cancellate e di fatto stiamo vivendo nell’era del globalismo. Tali mutamenti hanno cambiato anche le intelligenze degli uomini, rendendole più analitiche. Di questo ne parleremo più approfonditamente in un altro post.
In un post a parte cercheremo di ragionare anche sui fatti degli anni Novanta che portarono poi a un grande passo: l’Unione europea.
Quando l’Unione europea era ormai ufficializzata, resa tangibile e sancita in modo definitivo dalla coniazione e circolazione di una moneta unica, l’euro, all’Italia non restava che aprire la propria mente alle leggi europee. Nel 1997 iniziò il processo lungo dell’autonomia della scuola sancita poi da una legge in modo definitivo e legale. Con questa la scuola assumeva personalità giuridica e, concretamente, si giungeva così, alla possibilità di esercitare sul serio la libertà d’insegnamento sancita dalla nostra Costituzione. Negli anni in cui fu promulgata la Costituzione, si intendeva un’altra cosa per libertà d’insegnamento. Gli insegnanti, infatti, all’epoca fascista, erano costretti ad aderire al Partito ed erano costretti a insegnare le ideologie di esso. Questo accadde anche a Lombardo Radice che aveva collaborato con Gentile nella stesura dei programmi per la scuola elementare. Lasciamo in sospeso questi argomenti per trattarli più approfonditamente quando vedremo la storia della scuola elementare.
Ritornando alle leggi che l’Italigeneri-musicali-degli-anni-60_18c051c3a1f6286ccdaf49f28dc3b7a0-990x660a doveva accettare per sancire l’appartenenza all’Unione europea, era quella di fornire Indicazione per le scuole al pari di quelle europee. si succedettero a ritmo serrato in quanto erano comunque in sperimentazione. Nel 2004 le prime Indicazioni. Per sottolineare l’autonomia delle scuole, non potevano essere redatti dei programmi come quelli del 1985, tuttavia per assicurare che ogni scuola raggiungesse un certo standard di qualità ci volevano delle “Indicazioni” che definivano gli obiettivi fondamentali che ogni scuola, sia statale che paritaria, doveva raggiungere. Di fatto le prime indicazioni furono molto descrittive incongruentemente con l’autonomia delle scuole. Con il tempo si perfezionarono: vi furono quelle del 2007 ed infine quelle definitive, ancora in vigore del 2012.

Storia scuola dell’infanzia, primi orientamenti

Entriamo adesso nel merito delle Indicazioni. Qual è la loro storia? Per comprendere la vera identità di una persona, bisogna conoscerne la storia. Quante volte abbiamo visto persone che non conoscevano il loro passato, la loro identità passata e non sapevano comprendersi qual erano nel presente! Terribile! Avere un’identità, avere un nome con una storia che si conosce alle spalle, è fondamentale per comprendere il nostro presente e le reazioni che abbiamo. L’ignoto fa sempre paura: se sappiamo da dove derivano certe nostre reazioni seppur siano terribili, ne conosciamo l’origine e quindi possiamo decidere quali binari debbano percorrere per controllarle e non lasciare che ci comandino negativamente nella vita odierna. Questo vale anche per una nazione, quindi quando si parla di un “macrocosmo”, e di tutte le componenti di essa, per cui anche della scuola intesa come Istituzione. È importante capire qual è stata l’identità passata della scuola per comprendere che cosa sia oggi.
Se intendiamo considerare le scuole dell’infanzia, dobbiamo andare nell’antica Grecia e parlare di Platone. Parecchio tempo fa!!! Platone ne aveva già ipotizzato la nascita nelle sue opere: “Repubblica” e “Leggi”.
In Platone vi era l’idea che l’anima fosse divisa in due parti: quella negativa e quella positiva. Egli aveva raccontato il mito della biga trainata da due cavalli. La scelta del colore dei cavalli è ovviamente eloquente: bianco e nero, positività e negatività. A mio avviso anche la scelta degli animali, quali i cavalli, è eloquente. Potrebbe avere due connotazioni. La prima la fierezza, la forza, l’orgoglio del cavallo; la seconda invece riguarda proprio l’uso che l’uomo faceva dei cavalli: animali da traino, da soma, lavoro poi svolto dagli asini e dai muli. Il cavallo che corre imbizzarrito, può significare l’indomabilità.
A volte rifletto sul motivo per cui l’uomo abbia scelto il nero come colore negativo, generando poi tante superstizioni o addirittura ad atteggiamenti razzisti e ignoranti.
Credo sia opportuno a pensare ad ogni reazione nostra o di quando eravamo bambini di fronte al buio, a ciò che era scuro, che non si poteva vedere. L’uomo primitivo ha scoperto il fuoco e lo ha utilizzato per difendersi dalle belve e dai loro possibili attacchi… già, perché nonostante noi vivessimo in uno stato di pericolo, il nostro corpo non ha generato certi cambiamenti che gli animali hanno per difendersi da ciò che in natura è sempre esistito: il buio. I gatti vedono al buio, così come altri predatori… Ma noi, che per tanti anni siamo stati costretti a vivere nel buio della notte, non abbiamo avuto la possibilità di mutare la nostra vista, molto limitata quando la luce del sole comincia a scarseggiare.
Scusate le varie divagazioni, ma penso che studiare un argomento, significhi riflettere sulle ragioni per cui una qual cosa esista.
Ritorniamo quindi a noi, al nostro Platone: compito dello stato è individuare le attitudini di ogni individuo e potenziarle per collocare ognuno al posto che gli spetta nella società. Alla base di questo, ovviamente, c’è la concezione che ogni persona è portatore di un bagaglio di doti innate che in vita vanno scoperte. L’altra idea importante è che ogni età ha la sua specificità e che il maestro deve compiere i suoi interventi educativi e didattici in modo ludiforme.
I primi asili sorti in Occidente avevano un carattere assistenziale, non educativo, su iniziativa privata o ad opera delle istituzioni ecclesiastiche nel corso del ’700, durante la Rivoluzione Industriale, nelle grandi città. Certamente. La situazione non era delle più rosee. Le fabbriche avevano bisogno di manodopera, anche femminile, e non erano di certo coloro che appartenevano ai ceti più abbienti a svolgere gli orari massacranti e i lavori più duri rischiando addirittura la vita per una semplice distrazione.
Questo mi fa pensare al romanzo “Cuore” di De Amicis, quando accadde un incidente sul lavoro: un operaio cadde da un’impalcatura. L’autore fa parlare il padre di Enrico dicendo che bisogna inchinarsi davanti ad un operaio: i loro abiti non sono sporchi ma hanno i segni del loro lavoro. Ricorda inoltre i figli degli operai che non potranno studiare come Enrico ma saranno costretti per la loro condizione sociale, a lasciare gli studi e a lavorare per mantenere la loro famiglia. Una realtà così lontana dalla nostra, eppure appartiene al nostro passato, alla nostra identità nazionale.
I bimbi vengono raccolti in sale di custodia o asili. Ecco perché tanto tempo fa le scuole dell’infanzia avevano il nome di asili: la loro natura era pressoché assistenziale. Stando per le strade, i bambini erano abbandonati a se stessi e potevano costituire un grosso problema per la società. Da qui l’urgenza di radunarli, di guardarli. I santi della Chiesa hanno capito bene questo problema ed è per questo motivo che spesso radunavano questi bimbi in luoghi in cui, non solo ricevevano cure materiali, ma venivano nutriti spiritualmente. Il pericolo della strada era enorme: erano esposti al vagabondaggio e all’accattonaggio e quindi erano dei potenziali futuri fuorilegge. Lo stato aveva l’interesse a tenerli sotto controllo per farne degli operai responsabili e laboriosi, mentre la Chiesa di strapparli dall’immoralità di una vita vagabonda. Entrambi, però, comprendevano l’esigenza di farne dei buoni e onesti operai. Fu la Francia la prima ad ospitare il primo asilo assistenziale con funzione educativa nel 1770 ad opera di Federigo Oberlin, quindi in Germania e in Inghilterra: i cosiddetti “giardini d’infanzia”. Originale l’idea di Fröbel che fondò i “Kindergarten”: le educatrici erano paragonate a dei giardinieri che si sarebbero dovute prendere cura delle pianticelle che erano i bambini, limitandosi a proteggerli, a vigilare su di essi, senza imporre loro regole, modelli o ritmi. Siamo nel 1839 circa. Fröbel comprende quanto è importante crescere i bambini in modo responsabile rispetto al ruolo che dovranno ricoprire da grandi, quello di lavoratori assidui e responsabili: nei suoi giardini d’infanzia promuove perciò le attività manipolative e vuole che i bambini si applichino al gioco con serietà perché propedeutico al lavoro.
Torniamo nella nostra nazione: l’Italia. Nel Regno di Piemonte e Sardegna, viene proposta la diffusione degli asili d’infanzia: erano dei luoghi in cui venivano raccolti e protetti dalle aggressioni. Sicuramente. Ecco perché era importante toglierli dalla strada: adulti sconsiderati potevano strapparli alla vita onesta, approfittare di loro per progettare loschi traffici e rapine. Nell’Ottocento in Italia ci sono più di 100 asili concentrati soprattutto in Lombardia dove le donne erano impiegate nelle fabbriche.
Grande contributo fu quello dato da don Ferrante Aporti che istituisce il primo asilo infantile per bimbi poveri sul modello degli asili inglesi.
I principi su cui si fondavano questi asili erano:
la vita educa
organizzato su regole disciplinari rigorose
l’apprendimento avviene tramite osservazione, intuizione, esperienza
rudimentale alfabetizzazione di base
educazione cattolica
norme igieniche.
Altro contributo importantissimo fu quello delle sorelle Agazzi che aprirono un asilo infantile con l’intento di riprodurre l’ambiente familiare carico di calore affettivo. Da qui il termine di “scuola materna” in cui l’educatrice prende il ruolo di “assistente materna” con il compito di curare e educare i bambini.
Le caratteristiche di queste scuole materne sono:
primo percorso di apprendimento con materiale occasionale (oggetti portati da casa)
attività libere e individuali anche se i bambini più grandi aiutano quelli più piccoli
insegnamento dei principi della religione cattolica (la giornata inizia sempre con una preghiera)
Altra figura di spicco fu Maria Montessori. L’anno scorso hanno riproposto il film che narrava la sua storia… semplicemente meraviglioso. Maria Montessori aveva studiato all’università con grande sacrificio, in un periodo in cui le donne erano discriminate. Alcune scene mostrano gli atteggiamenti discriminatori dei professori nei suoi confronti, ma anche la tenacia della Montessori nell’arrivare alla fine dei suoi studi e quindi conseguire la sua agognata meta: la laurea.
Dapprima si occupa di bambini con dei problemi psichici: ella dimostra che si può insegnare anche a loro a leggere e a scrivere. Le sue scuole sono basate sul Metodo Naturale, prettamente scientifico. Lo sviluppo del bambino avviene in modo naturale, in un ambiente privo di ostacoli artificiali. Il bambino si autoeduca e l’educatrice ha il solo ruolo di guida dell’attività libera degli alunni. Non esiste il gioco libero ma quello strutturato.
L’educatrice deve insegnare ai bambini che ogni lavoro va portato a termine e ogni cosa va riposta prima di iniziare un’altra attività. Parliamo dell’inizio del 900, in cui il metodo scientifico assume un ruolo preminente (Positivismo) e le materie scientifiche sono molto più importanti rispetto a quelle Foto0035umanistiche. 

Arriviamo perciò all’epoca fascista durante la quale si riebbe una rivoluzione del pensiero umano soprattutto dovuto al pedagogista Lombardo Radice. Egli dà molta importanza alla scuola materna e condanna le impostazioni pedagogiste positiviste e il metodo montessoriano. Pensa che il maestro| a debba incontrarsi con gli occhi dei bambini senza assumere atteggiamenti scientifici rigidi. I bambini sono degli esseri umani e non solamente delle orecchie che ascoltano la spiegazione dei saperi. Come tali vanno trattati, con l’attenzione a un rapporto umano edificante, il maestro deve essere consapevole che ogni individuo ha la sua peculiarità.
Nel 1959 nasce la scuola materna con la promulgazione degli Orientamenti per l’attività educativa della scuola materna nei quali si afferma l’importanza della religione cattolica e l’intendimento della scuola dell’infanzia come prolungamento dell’ambiente materno. Essa si basa sul metodo agazziano, gli interventi educativi sono occasionali.

Significato parola “Indicazioni”

Oggi vorrei iniziare ad affrontare con voi l’argomento delle Indicazioni Nazionali. Per chi non lo sapesse, le Indicazioni Nazionali sono le norme che regolano la programmazione e gli itinerari che devono percorrere le scuole italiane. Come dice il nome stesso, non sono più programmi, ma Indicazioni. I programmi dell’85, erano meticolosi, oltre che indicare gli obiettivi, suggerivano metodologie, percorsi, cosa trasmettere agli alunni. Come abbiamo osservato in altri ambiti, le parole non sono dette a caso, hanno un potere immenso, soprattutto se sono state ormai scritte e promulgate come norme o addirittura leggi. La differenza tra programmi e indicazioni è sostanziale. In questo post, affrontiamo solamente questo argomento per poi passare a trattare il testo stesso delle Indicazioni.
Quando noi pensiamo alla parola “programmi” dobbiamo calarla nella nostra realtà concreta. Siamo ormai alle porte dell’estate e ciascuno di noi fa i suoi programmi. Quando si programma una vacanza si deve scegliere innanzitutto la destinazione. Per arrivarci, dobbiamo pensare prima di tutto al mezzo che intendiamo usare. Si valutano tutte le opportunità per cui scegliamo ciò che per noi sembra più consono. Prenotiamo albergo e biglietti per il viaggio. I nostri orari di ogni giorno dipenderanno da queste prime scelte e dovranno necessariamente vertere su queste. Dobbiamo valutare se desideriamo assistere a qualche sagra, a qualche evento in particolare…. in poche parole, se desideriamo sfruttare al massimo quel poco tempo che abbiamo di vacanze, dobbiamo programmare le nostre giornate… poi ci saranno gli imprevisti, tuttavia i programmi di base in quanto dipendono da altri, devono rimanere invariati. Tutto ciò che noi prospettiamo, che noi programIMG_20130613_144008miamo, deve essere a “vantaggio della nostra azione”, del nostro agire.

Indicazioni è un termine molto più aperto. Quando noi domandiamo indicazioni per giungere, ad esempio, in un particolare posto, ci rispondono sommariamente, indicandoci più strade che possono portare in quel determinato luogo. Non importa quale strade si percorrono, basta che il luogo a cui giungere sia quello che noi ci siamo proposti di vedere.
Sono “nazionali” perché tutta l’Italia ha il dovere di raggiungere quegli obiettivi che lo Stato ha indicato. È giusto che la destinazione sia la medesima per tutto il territorio nazionale, perché appartenendo alla stessa giurisdizione di uno Stato Unito come lo è l’Italia, in qualsiasi regione, provincia, comune, scuola, sia paritaria che statale, devono essere raggiunti gli obiettivi standard. Questo è anche un diritto per le famiglie, di avere un servizio integrato e, di conseguenza, la possibilità di scegliere qualsiasi scuola, sicure che i loro figli raggiungano un buon grado di istruzione.

La scuola è finita

IMG_20160526_171446Ieri è finita la scuola: allegria piena dei ragazzi e un po’ di commozione dipinta nei loro volti. È finita, non sembra neanche vero. È stata un’esperienza veramente bella, se non fossi capitata alla S. non avrei nemmeno fatto il concorso statale…. Già, questo è un altro capitolo aperto, con un finale ancora molto incerto. Alcune voci sono davvero scoraggianti e mi inducono a pensare che l’esito sarà negativo ma, ovviamente, nel mio cuore la speranza è l’ultima a morire, come sempre. La sensazione che ho dentro di me è un po’ come quella che avevo dopo aver sostenuto quello di R e le preselettive di P.

La cosa straordinaria è che quando ero sicura di aver passato lo scritto di quello di P, non era affatto così, mentre quando ero convinta di non esser passata, ecco la sorpresa positiva! Questa volta però non so. L’impresa è stata davvero impossibile, con l’inglese ad alto livello e il poco tempo dato per le altre sei domande che richiedevano parecchio tempo. Tuttavia nel mio cuore c’è la speranza, una speranza di cui ho un po’ timore…

Sto pregando, sto pregando molto, soprattutto durante la santa messa…. Sto recitando la novena alla Madonna dei nodi. Di solito è miracolosa, adesso staremo a vedere.

Oltre a tutto questo c’è una cosa: so che i miei sogni la maggior parte delle volte non si avverano, però, dopo l’esperienza della scuola primaria S. ho il desiderio forte di insegnare alle scuola primaria. È scattato nuovamente qualcosa dentro di me, un qualcosa di indefinibile e non ho idea se ciò affondi le sue radici nel mio passato e che questo riemerga in modo prepotente. Mi sono trovata bene anche con i colleghi, con tutti…E poi un’altra considerazione: mi sembra di essere portata non solo all’educazione dei bambini ma a trasmettere loro il sapere.

L’anno prossimo ho già avuto una proposta per una scuola privata, per una sezione primavera… ed è proprio da lì che ho compreso che forse il mio posto è con i ragazzini della scuola primaria. Vedremo, ovviamente queste sono solo congetture… Il cammino che il buon Dio ha tracciato per ciascuno di noi si scopre lentamente e nella mia vita avviene sempre con dei colpi di scena, proprio come nei film. Questo da una parte è entusiasmante perché non vi è il pericolo che possa annoiarmi! Nello stesso tempo anelo a delle certezze, almeno basilari, non dico di avere tutto sicuro… tanto che anche nella scuola primaria dipende con chi capiti sia come colleghi che come classi. Questo blog è nato dal desiderio di ricerca, sia nel campo pedagogico ma pure didattico…. il desiderio di frequentare l’università è nato da quest’esperienza con i bambini della scuola primaria.

Allora questo post ha una connotazione di chiusura di un altro capitolo della vita, con la speranza che si possa riaprire in seguito con maggior sicurezza e con l’inizio del tempo dell’attesa, con la sicurezza di essere impegnata a tempo determinato anche l’anno prossimo per un anno in una sezione primavera.

E devo proprio dire questo: Dio ha sempre inventato una cosa nuova nella mia vita: quando sembrava tutto perso, ecco che ha aperto inaspettatamente una porta… e andando avanti, il tempo in cui effettivamente non sono impiegata, è davvero molto poco. Allora buone vacanze a tutti… Impiegherò questo tempo a commentare, a riflettere sulle Indicazioni Nazionali e sulle varie metodologie… e poi il buon Dio farà il resto.

Post concorso

Che peccato! Avrei voluto scrivere di più, ma purtroppo il tempo era quello che era quello che era, per cui solamente adesso riesco a raggruppare le mie idee e ad esprimerle per iscritto. Il concorso di P. purtroppo è andato male. Il voto era sufficiente, ma non bastava prendere sei, bisognava fare di più. Quanto mi è dispiaciuto, soprattutto in relazione ai grandi sacrifici fatti con il lavoro e la scuola! Posso affermare tranquillamente di non aver mai avuto tempo da dedicare alle cose che mi rilassano di più come scrivere e riflettere. Come forse ho già detto, le cose a cui non sono riuscita a dire di no,  sono state le passeggiate. Non potevo rinunciare a queste! Ma tutto il resto… lo scrivere, il riflettere, lavorare al computer… l’ho dovuto accantonare in attesa di tempi migliori. Per questo motivo l’esito del concorso di P. è stato ancor più deludente. I ricordi brucianti delle corse per tornare a casa e dei momenti in cui valutavo gli orari per ritagliare qualche scampolo di tempo per studiare, mi hanno occupato la mente risultando sacrifici inutili, che hanno segnato una sconfitta che non è stata drastica. Il punteggio non era gravemente insufficiente… Proprio per questo i miei sacrifici sono apparsi ai miei occhi ancora più vani.

Mi era rimasta una sola carta da giocare, quella che io ritenevo, anzi ritengo impossibile in quanto richiede la conoscenza dell’inglese che non è la lingua che io ho studiato a scuola: il concorso statale. “Mission Impossible”…. proprio…. Ancora adesso mi ritornano in mente le domande e le risposte. Non so cosa ho fatto. Ho risposto a tutte, tuttavia non so se ho fatto giusto e se ci sia una qualche speranza. Dopo questa porta, ho esaurito per adesso, le possibilità di entrare nel pubblico.

Prima di fare il concorso per la scuola primaria, mi è arrivato un messaggio che mi domandava la disponibilità di lavorare in una sezione primavera di una scuola paritaria. Certo che sì! Tuttavia il mio più grande desiderio rimane quello di entrare nel pubblico e per adesso ho attivo quello statale…

Nella notte del 29/30 maggio, quella degli esami per intenderci, non ho dormito per niente. Nel silenzio della stanza immersa nel buio, sentivo il mio cuore battere fortemente. Pensavo fosse agitazione ma poi ho scoperto che era la glicemia bassa, solamente che non si presentava con i soliti sintomi, al contrario con questa tachicardia e insonnia… Se solamente avessi preso subito il succo di frutta, la cosa si sarebbe risolta in poco tempo, ma poiché non volevo alzarmi per poi lavarmi i denti e tutto il resto che ne sarebbe conseguito, ho lasciato correre e così ho dormito sì e no un’oretta. Sono dovuta andare a La Spezia a fare l’esame per cui mi sono dovuta alzare alle 4,30… Terribile! Ho persino sofferto il treno! Finalmente dopo un’oretta scarsa siamo arrivate a destinazione… Comunque sono contenta di aver provato. Adesso vivo nella speranza e nel timore di aver sbagliato tutte le domande… Speriamo bene! Se andasse male anche questo non saprei… Avevo aperto questo blog per approfondire la professione dell’insegnamento… Ma i concorsi me ne hanno tolto il tempo e le forze… Speriamo davvero che tutto questo studio fruttifichi concretamente!IMG_20130613_160401

Lunedì bizzarro

Oggi non è stata una giornata pesante a scuola, nonostante l’orario fosse lungo e comprendesse anche la programmazione. Le prime due ore ho fatto supplenza al maestro che faceva alternativa. Ho preso due ragazzini di quarta e ho fatto loro leggere un libro, quindi hanno illustrato il breve racconto. Alla fine abbiamo parlato molto. È stata una soddisfazione quando un bambinoIMG_20130613_162138 mi ha detto che gli piaceva uscire dalla classe e fare alternativa… Considerando il fatto che dentro il mio cuore anelo ad insegnare religione… È tutto di guadagnato! Ho capito che anche insegnando la materia alternativa si può annunciare Cristo, con l’accoglienza, l’affetto, l’amore. Certamente… quando stamattina alle 8.10 è arrivato il messaggio sul cellulare che l’insegnante di materia alternativa non ci sarebbe stato e che sarei quindi dovuta andare a scuola alle 8.20, è stato un colpo. Ero in ipoglicemia, stavo male e avevo solo il tempo di ingoiare un boccone e andare a scuola. Avevo in mente poi di ricominciare a studiare per il concorso! Non posso ridurmi all’ultimo come l’altra volta. Mi sono accorta in seguito che il nuovo orario era migliore del precedente per lo studio: non mi sarei dovuta fermare a scuola e studiare sterilmente durante quell’ora di buco, ma avrei potuto comodamente studiare sia prima di mangiare che dopo. Inoltre mi era venuta un’idea per allenarmi a ripetere a voce alta: fare dei piccoli video, come faccio spesso con le meditazioni. Il piccolo imprevisto si è poi rivelato assolutamente un toccasana. Agli inizi ho cominciato ad esprimermi con molta fatica, successivamente mi sono sciolta… Riconosco i miei errori al concorso di R. Spero di non rifarli questa volta, sempre che riesca ad arrivare all’orale.

Concorsi

Mamma mia! Che maratona in questi giorni! Sono distrutta! Però sono abbastanza contenta dei risultati, seppur non siano stati tutti positivi. Il concorso di R. che sembrava già avviato e in dirittura di arrivo, è andato male. Avevo una paura dentro di me che non riuscivo nemmeno a spiegarmi… Mi paralizzava… Ero quasi sicura dentro di me di non passare.

È  stato così, poi. Mi hanno interrogato su cose che sapevo, ma ero così stanca e così agitata, che è andata male… Non riuscivo a formulare un discorso. Spesso nelle interrogazioni, mi arrampicavo sugli specchi, me la cavavo, se non sapevo inventavo, ma questa volta non è stato così. Faticavo a trovare le parole giuste, ne dicevo alcune per altre… mah… sarà stata l’emozione, tante volte ho parlato di questi argomenti con le mie colleghe con molta naturalezza, ma nel mio cervello si era formato un vuoto simile ai precipizi che si scorgono quando da Genova si va con il pullman a Montoggio! Ed io ci sono caduta dentro!

Bhe, rileggendo capisco di aver scritto un profluvio di parole… adesso vi racconto tutto dall’inizio.

La settimana che ha preceduto gli esami, nel mio lavoro, ero sballottata di qua e di là da una classe all’altra. Mi cambiavano gli orari in continuazione, ma quello che mi pesava di più era non aver tempo per me stessa, di fare, cioè, non chissà cosa, ma quello che mi piaceva di più: scrivere, leggere. Non ho saputo rinunciare alle mie passeggiate, quello no. Dopo il lavoro, quando avevo tempo, passeggiavo, respiravo all’aria aperta. Non potevo lasciare tutto, sarei impazzita. Al mattino presto, dopo la messa, mi recavo a scuola pregando il Rosario. Le “Ave Marie” scivolavano rimbalzando nella mia mente, talvolta distrattamente, altre più consapevolmente.

È  da tanto che sto facendo la novena a Maria che scioglie i nodi. Ho tanta fiducia in questa preghiera. Davanti ai miei occhi, mentre recito le “Ave Marie”, la mia cara città, Genova.La Lanterna getta il suo fascio di luce sul mare nero come l’inchiostro, mentre i fari delle auto tagliano lo scuro della mattina invernale che sorge. Una nuova giornata, nuove speranze… Ma ultimamente le nuove giornate erano diventate più sofferte. Non vedevo l’ora che tornasse la sera per far riposare le mie povere ossa sul letto e rilassarmi un po’. Sembrava che il sonno non bastasse mai! Ad ogni modo, vado a scuola e comincio la mia giornata. Non so mai di sicuro quali visi incrocerò. Cerco di vivere più profondamente questa giornata, in modo cristiano, ma mi accorgo che la stanchezza fa da padrona. Il vortice dei miei impegni mi ingoia. Vorrei vivere in modo più consapevole la mia cristianità, ma la stanchezza, lo studio e il lavoro assorbono pericolosamente la mia mente. La mattinata poi scorre, abbastanza velocemente… Mi ritrovo a casa, i ritagli di tempo spesi con quaderni, libri e tablet. Talvolta avrei bisogno di rilassarmi guardando la tv, ma il pensiero dello studio, da quando si è sbloccato il concorso di P. invade il mio tempo libero, ingoiandolo come un lupo affamato. Nonostante ciò, non rinuncio alle mie passeggiate.

Il tempo trascorre velocemente e mi ritrovo alle porte dell’esame orale. Quando vuoi che il tempo non passi, ecco che in un battibaleno, ti ritrovi alla data che paventi! Quella data mi sembrava come uno scoglio, enorme, mi dava l’idea della fine di qualcosa. Detta così sembra esagerato, eppure era quello che sentivo.

4 febbraio: la sveglia suona alle 4,45. Avrei voluto continuare a dormire, ma poi un buon caffé e una brioche mi hanno sollevato il morale e le… palpebre. Poi la corsa alla Stazione Principe… il treno in ritardo di cinque minuti, sembra partire tutto male, poi invece, il treno a V è puntuale e dopo poco più di un’ora mi ritrovo a destinazione. Io e mia mamma optiamo per un taxi e giungiamo, tremando per il freddo, al punto in cui devo dare le preselettive. Una marea di gente… tutti tremanti per il freddo e l’agitazione. Io mi sento tranquilla questa volta, però ci attende una sorpresa: siccome siamo in tantissimi, ecco i paventati test di logica!!!! Yuppy!!!! Non aspettavo altro! Quando esco penso di non essere passata, anzi ne sono quasi convinta, come quello di R. Ma ho la speranza di R… dell’orale, seppur abbia qualche dubbio e quella brutta sensazione non vuole lasciare il mio cuore.7

Dopo P. ecco che si prende il treno per R. Velocemente, altrimenti… Le stazioni corrono accanto ai finestrini del treno, di nuovo la mia città amata. Arriviamo nel pomeriggio. Stanca davvero, incapace di riprendermi, con gli occhi che si chiudevano. Finalmente la sera. Pensavo di dormire ma il mio cuore decide di fare gli scherzi come una sera di questa settimana trascorsa che quasi mi pareva si fermasse da un momento all’altro. Comincia a battere più velocemente, sembra un tamburo, ritmico ma veloce. La stanza è calda e mia mamma comincia a russare… Una notte da incubo e tutta in bianco. Il mio dubbio sull’orale diventa certezza durante la notte. Non riesco a chiudere occhio e capisco che davvero l’orale sarà uno scoglio difficile da superare, il mio fisico non lo consente. Questa volta è giunto al capolinea, ma continuo a lottare. Vado ma avrei voglia di scappare a gambe levate! Non lo faccio e affronto la cosa. Il signore che mi deve esaminare sembra Vittorio Emanuele II, quello che ha distrutto i Genovesi, con quei baffetti grigi e gli occhi inquisitori, non si capisce se sbagli o meno. Non interviene, non dice nulla, si deve parlare a ruota libera. Io parlo ma spesso il mio cervello s’ingarbuglia come spesso fa quando è stanco.

Per farla breve, a R. non passo, a P. sì!!!!! Mah, ho passato una selezione di duemila persone e non sono riuscita a dire cose che sapevo, mistero della fede!

Non mi sono dimenticata

Ciao a tutti. non mi sono dimenticata di aver aperto un nuovo blog… Solamente che sono molto impegnata con lo studio, per cui aspetterò di finire di dare almeno l’orale del concorso di R. dopodomani e forse avrò un po’ di tempo da dedicare ai miei poveri blog abbandonati, poverini, da almeno due mesi… A presto!